Milano, quali sono i veri risultati dello studio del MIT sul limite a 30 km/h

Milano, quali sono i veri risultati dello studio del MIT sul limite a 30 km/h.

Ha fatto molto discutere una ricerca condotta dal MIT (più precisamente, dal Senseable City Lab del Massachusetts Institute of Technology) circa gli effetti del nuovo limite di velocità (30 km/h) che regolamenta la circolazione urbana a Milano. Numerosi organi di stampa hanno riportato la notizia sottolineando come, in realtà, tale misura sia controproducente, in quanto non contribuirebbe a ridurre le emissioni inquinanti prodotte dal traffico veicolare. Lo studio, nei fatti, è piuttosto complesso ma ha restituito riscontri piuttosto differenti da quelli evidenziata da svariati media italiani. Uno degli autori è stato intervistato da Open, al fine di fare chiarezza circa gli esiti reali della ricerca condotta dal MIT; dall’intervista emerge come i dati originari siano stati in buona parte male interpretati.

I dati del MIT e l’impatto sul traffico

Umberto Fugiglando, uno degli autori dello studio nonché Research Manager e Partnership Lead del MIT aveva già spiegato, nel corso dell’Urban Mobolity Council tenutosi ad inizio luglio, quale era stato il responso complessivo dell’analisi condotta dal MIT: “Abbiamo visto tutti, sui giornali, come l’intero dibattito sia stato focalizzato su approcci molto ideologici, ‘l’intero traffico verrà paralizzato’. Ecco, dati alla mano, si vede che in molti scenari l’incremento del tempo di viaggio è di 15, 20, 30 secondi. Che ovviamente non porterebbe un cambiamento radicale nella vita dei cittadini. Risucire, dal punto di vista dell’amministrazione, a collezionare i dati e far capire ai cittadini che i loro stessi viaggi, il loro stile di vita possono contribuire al creare consapevolezza e prendere decisioni in base a questi dati, è una cosa che le città possono certamente fare”.

Sull’impatto ambientale, in termini di emissioni inquinanti, Fugiglando ha aggiunto: “L’impatto sulle emissioni è molto interessante; le macchine di oggi sono progettate per emettere poco, sto parlando di emissioni clima-alteranti, quindi CO2, e di emissioni di gas inquinanti, quindi PM, SOx e NOx. Sono progettate per produrre basse emissioni nella zona tra i 40 e i 60 km/h. Quindi andando a vedere come, abbassando la velocità media del traffico, le emissioni cambiano, ovviamente abbiamo un aumento. Lo abbiamo simulato, si tratta comunque di percentuali irrisorie, 1% o 2%. Quello che dobbiamo ancora simulare, e che dobbiamo osservare, come abbiamo già osservato nelle altre città europee è cosa cambia in termini di numeri sulla strada, quindi quante persone riusciranno a muoversi senza la macchina, quindi con il trasporto pubblico, con mobilità dolce, bicicletta, monopattino e a piedi”.

“Tutto ciò” – ha aggiunto Fugiglando – “diminuirà il traffico; in aggiunta, un traffico più fluido, senza le accelerate improvvise a 50 km/h e poi le decelerate perché c’è il semaforo, diminuisce le emissioni da accelerazione e decelerazione. E torniamo allo stile di guida, sono aspetti che non abbiamo ancora studiato. Chi lo ha fatto prima di noi, come nello studio su 40 città europee, si vede che anche le emissioni diminuiscono in maniera drastica“.

La mobilità sostenibile in città

Insomma, dalla ‘lettura’ dei dati emerge come rendere una città come Milano più sostenibile, senza compromettere la mobilità urbana è una sfida molto complessa. In aggiunta, all’interno di un quadro normativo sempre più stringente da questo punto di vista, non sono solo le emissioni dei motori a dover rispettare parametri più rigidi. Il nuovo standard europeo Euro 7, ad esempio, anche gli pneumatici dovranno essere più sostenibili, ossia meno sensibili all’usura (così da durare di più e produrre meno residui di particolato).

Pertanto, chi non ha ancora modo di passare a veicoli ibridi o elettrici, c’è almeno la possibilità di montare gomme nuove di ultima generazione, così da non farsi trovare impreparato quando il nuovo strandard entrerà in vigore. Per fortuna, le possibilità di scelta non mancano, e anche online – tramite rivenditori specializzati come Euroimportpneumatici.com – è possibile reperire facilmente pneumatici ad elevate prestazioni, di fascia media, alta o premium. Un primo passo, certamente non l’unico né l’ultimo, verso una città più sostenibile.

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